Affari bilaterali
Dietro il vertice tra Cameron e Cav. c’è l’asse italo-inglese sulla difesa
L’asse italo-britannico è una realtà. Perlomeno nella politica estera e nella difesa. I colloqui erano partiti all’indomani dell’insediamento di David Cameron a Downing Street. Hanno raggiunto il primo traguardo a Londra nel corso della riunione Bilaterale di fine luglio. Oggi riceveranno il suggello dal faccia a faccia tra Cameron e Silvio Berlusconi. Così tecnici e industria potranno mettere mano concretamente ai dossier. di Pietro Romano
11 AGO 20

L’asse italo-britannico è una realtà. Perlomeno nella politica estera e nella difesa. I colloqui erano partiti all’indomani dell’insediamento di David Cameron a Downing Street. Hanno raggiunto il primo traguardo a Londra nel corso della riunione Bilaterale di fine luglio. Oggi riceveranno il suggello dal faccia a faccia tra Cameron e Silvio Berlusconi. Così tecnici e industria potranno mettere mano concretamente ai dossier. Già nella prima decade di settembre, secondo quanto risulta al Foglio, è previsto un incontro operativo a Roma proprio sulla cooperazione nell’industria degli armamenti.
A lavorare per la costituzione dell’asse è stato innanzitutto il ministro degli Esteri, Franco Frattini. “Per quanto riguarda la difesa, l’Italia ha molto da offrire – ha detto recentemente – e una cooperazione tra Roma e Londra può far compiere reciprocamente notevoli passi in avanti nelle tecnologie più sofisticate, applicabili anche alla sicurezza, a partire da quella di infrastrutture, porti e aeroporti, ma anche delle coste e degli spazi aeromarittimi”. A Finmeccanica sarà assegnato un ruolo chiave non solo a livello industriale ma anche diplomatico. Insieme con Italia e Stati Uniti, il Regno Unito è il terzo mercato domestico del gruppo guidato da Pier Francesco Guarguaglini. Oltre la Manica, Finmeccanica conta forti presenze nell’elicotteristica, dopo l’acquisto dello storico marchio britannico Westland, e nella difesa elettronica con Selex Galileo; con 9.800 dipendenti (il 13 per cento della forza lavoro del gruppo) realizza l’11 per cento dei 18,2 miliardi di euro fatturati. L’asse italo-britannico nella difesa non si limita, però, a Finmeccanica.
A margine del Farnborough International Air Show, la più importante rassegna mondiale del settore, a luglio è stato siglato un patto operativo per sostenersi reciprocamente sui mercati internazionali tra l’Aiad (la federazione delle aziende italiane dell’aerospazio, la difesa e la sicurezza) e l’omologa britannica Ads. L’aerospazio, la difesa e la sicurezza rappresentano il 20 per cento dell’industria manifatturiera britannica. Le sole industrie della difesa fatturano 35 miliardi di sterline all’anno, impiegano il 10 per cento della forza lavoro industriale, garantiscono cinque miliardi di attivo nella bilancia commerciale. E dall’Italia si stanno già attrezzando per la partita numerose aziende medio-piccole. Il gruppo Elettronica sta preparando proposte per i suoi apparati per la guerra elettronica, contro il cyber crime, e per i sensori in grado di “catturare” e deviare i missili. Vitrociset ha approntato un programma per la gestione innovativa dei suoi poligoni di tiro in Sardegna, che potrebbero diventare i poligoni del futuro esercito europeo.
Un progetto comune che Italia e Regno Unito potrebbero avviare a breve è quello di un aereo da combattimento senza pilota, in grado di mettere insieme le esperienze di Bae Systems e Alenia Aeronautica. Ma l’alleanza per ora è prima di tutto commerciale e politica. I governi di Roma e di Londra sono consapevoli che l’austerità economica dei paesi occidentali, che ha portato ovunque a drastici tagli nelle spese per la Difesa, sta spingendo anche i più scettici – a cominciare dai britannici – sulla strada dell’esercito europeo e di forniture comuni che evitino doppioni di spesa. Il rischio, secondo alcuni analisti, è che questo mercato possa finire appannaggio dell’asse franco-tedesco. Il progetto italo-britannico, che ruota intorno a Finmeccanica, nuoce in particolare a Parigi, decisa ad assumere un ruolo guida in Europa e “infastidita” dalla crescita di player di altri paesi, come l’Italia.
Roma e Londra puntano anche alla Nato. E’ probabile che anche in questo caso la crisi faccia pensare a forniture condivise per le operazioni comuni. Proprio all’Alleanza atlantica, e a “tutte le gare per apparecchiature di sicurezza” che Finmeccanica si è aggiudicata nell’organizzazione, ha fatto riferimento pure il ministro Frattini, interpellato negli scorsi giorni sull’ipotesi di un “complotto internazionale” contro il gruppo presieduto da Guarguaglini: “Quando è difficile batterli come concorrenza, forse si cerca di dare qualche colpo sotto la cintura”. E se alla Nato l’asse franco-tedesco è debole, in compenso sono dominanti gli Stati Uniti. Cameron ha assicurato che la “special relationship” non è in discussione, ma ha pure fatto capire che non tutto ciò che va bene a Washington ormai va bene anche a Londra.
A lavorare per la costituzione dell’asse è stato innanzitutto il ministro degli Esteri, Franco Frattini. “Per quanto riguarda la difesa, l’Italia ha molto da offrire – ha detto recentemente – e una cooperazione tra Roma e Londra può far compiere reciprocamente notevoli passi in avanti nelle tecnologie più sofisticate, applicabili anche alla sicurezza, a partire da quella di infrastrutture, porti e aeroporti, ma anche delle coste e degli spazi aeromarittimi”. A Finmeccanica sarà assegnato un ruolo chiave non solo a livello industriale ma anche diplomatico. Insieme con Italia e Stati Uniti, il Regno Unito è il terzo mercato domestico del gruppo guidato da Pier Francesco Guarguaglini. Oltre la Manica, Finmeccanica conta forti presenze nell’elicotteristica, dopo l’acquisto dello storico marchio britannico Westland, e nella difesa elettronica con Selex Galileo; con 9.800 dipendenti (il 13 per cento della forza lavoro del gruppo) realizza l’11 per cento dei 18,2 miliardi di euro fatturati. L’asse italo-britannico nella difesa non si limita, però, a Finmeccanica.
A margine del Farnborough International Air Show, la più importante rassegna mondiale del settore, a luglio è stato siglato un patto operativo per sostenersi reciprocamente sui mercati internazionali tra l’Aiad (la federazione delle aziende italiane dell’aerospazio, la difesa e la sicurezza) e l’omologa britannica Ads. L’aerospazio, la difesa e la sicurezza rappresentano il 20 per cento dell’industria manifatturiera britannica. Le sole industrie della difesa fatturano 35 miliardi di sterline all’anno, impiegano il 10 per cento della forza lavoro industriale, garantiscono cinque miliardi di attivo nella bilancia commerciale. E dall’Italia si stanno già attrezzando per la partita numerose aziende medio-piccole. Il gruppo Elettronica sta preparando proposte per i suoi apparati per la guerra elettronica, contro il cyber crime, e per i sensori in grado di “catturare” e deviare i missili. Vitrociset ha approntato un programma per la gestione innovativa dei suoi poligoni di tiro in Sardegna, che potrebbero diventare i poligoni del futuro esercito europeo.
Un progetto comune che Italia e Regno Unito potrebbero avviare a breve è quello di un aereo da combattimento senza pilota, in grado di mettere insieme le esperienze di Bae Systems e Alenia Aeronautica. Ma l’alleanza per ora è prima di tutto commerciale e politica. I governi di Roma e di Londra sono consapevoli che l’austerità economica dei paesi occidentali, che ha portato ovunque a drastici tagli nelle spese per la Difesa, sta spingendo anche i più scettici – a cominciare dai britannici – sulla strada dell’esercito europeo e di forniture comuni che evitino doppioni di spesa. Il rischio, secondo alcuni analisti, è che questo mercato possa finire appannaggio dell’asse franco-tedesco. Il progetto italo-britannico, che ruota intorno a Finmeccanica, nuoce in particolare a Parigi, decisa ad assumere un ruolo guida in Europa e “infastidita” dalla crescita di player di altri paesi, come l’Italia.
Roma e Londra puntano anche alla Nato. E’ probabile che anche in questo caso la crisi faccia pensare a forniture condivise per le operazioni comuni. Proprio all’Alleanza atlantica, e a “tutte le gare per apparecchiature di sicurezza” che Finmeccanica si è aggiudicata nell’organizzazione, ha fatto riferimento pure il ministro Frattini, interpellato negli scorsi giorni sull’ipotesi di un “complotto internazionale” contro il gruppo presieduto da Guarguaglini: “Quando è difficile batterli come concorrenza, forse si cerca di dare qualche colpo sotto la cintura”. E se alla Nato l’asse franco-tedesco è debole, in compenso sono dominanti gli Stati Uniti. Cameron ha assicurato che la “special relationship” non è in discussione, ma ha pure fatto capire che non tutto ciò che va bene a Washington ormai va bene anche a Londra.
di Pietro Romano